Non riesco a definire il mio stato d’animo. Non so se piangere o ridere.

Sto sistemando lo scaffale quando una cliente mi si avvicina, abbassa la voce come chi sta per svelarti il segreto della pietra filosofale.

“Le svelo un segreto per essere certe di avere figli maschi o femmine.”

Mi fermo. Non avevo chiesto, ma ormai sono dentro.

“A determinare il sesso del bambino è l’uomo, lo sa?”

“Sì, è la genetica, il cromosoma…”

“Esatto, esatto,” mi interrompe, come se avessi appena confermato la sua tesi invece che iniziare una frase sulla biologia. “Ma c’è di più. Se l’uomo è stressato, infelice, poco interessato alla vita, avrà figlie femmine.”

Aspetto che sia una battuta. Non lo è.

“Mi scusi, ma questo non ha basi scientifiche, il sesso del bambino dipende dal cromosoma che…”

“Se invece l’uomo è felice, rilassato, ama la sua vita,” continua, ignorandomi completamente, come se la mia voce fosse un sottofondo del supermercato, “avrà figli maschi!”

“Però i cromosomi non sanno se uno è felice o no, sono… insomma, è un processo biologico che non ha a che fare con lo stato d’animo del–“

“Eh, lo dicono tutti in famiglia,” mi liquida, agitando la mano come a scacciare una mosca particolarmente pedante. “Mia cognata ha avuto due femmine perché suo marito era sempre giù di morale.”

Provo un’ultima volta, con la voce di chi sta annegando con stile.