Lavoravo come responsabile operativo in un grande parco divertimenti del centro Italia.

Uno di quelli con montagne russe enormi, code infinite ad agosto e cartelli di sicurezza ovunque.

Tra le regole più rigide c’era quella sull’altezza minima per accedere ad alcune attrazioni: 140 centimetri.

Quelle misure non le decide il parco per cattiveria, non le decido io.

Le decide chi progetta l’attrazione, chi la certifica e chi si prende la responsabilità se qualcuno si fa male.

Un pomeriggio vengo chiamato vicino a una delle attrazioni più grosse (e famose) del parco.

Arrivo e trovo due operatori bloccati davanti a una famiglia.

Padre furioso e madre furiosa.

Bambino che arrivava sì e no al petto dell’addetto.

Il problema era semplice.

Il bambino era troppo basso.

Fine.

Per i genitori invece no.

Secondo loro il figlio era abbastanza grande, abbastanza coraggioso e soprattutto abbastanza “loro” da poter decidere al posto nostro.

Il padre continuava a ripetere:

“Se succede qualcosa, me ne assumo io la responsabilità!”

Che è una frase che chi lavora in quei posti sente spesso, ma è anche una frase completamente inutile.

Perché se una regola di sicurezza esiste, non sparisce perché qualcuno firma mentalmente una liberatoria immaginaria

Cerco di spiegarglielo con calma….niente.

Gli faccio vedere il misuratore all’ingresso….niente.

Gli indico il regolamento… niente.