Nel mio negozio di sigarette elettroniche, tra batterie, liquidi aromatizzati e atomizzatori di ogni tipo, c’è sempre stato un via vai curioso di personaggi. Chi entrava con aria da scienziato pronto a discutere di ohm e wattaggi, chi cercava “qualcosa che sappia di biscotto ma non troppo dolce”, e poi c’era lei.

Premessa tecnica, giusto per capirci: uno dei componenti della sigaretta elettronica è quella parte su cui si appoggiano le labbra. In gergo si chiama drip tip, ma in italiano è semplicemente il beccuccio, o più elegantemente, il bocchino.

Ecco, questa parola sarà la protagonista della storia.

Lei era una mia cliente affezionata. Sempre di fretta. Sempre in bici. Così di fretta che spesso nemmeno scendeva: si accostava alla porta, io uscivo mezzo busto fuori dal negozio e le passavo acquisti e scontrino come in una staffetta olimpica.

Negli ultimi tempi però aveva un problema serio. Da due settimane non riusciva a trovare un drip tip che le andasse bene. Troppo largo. Troppo stretto. Troppo corto. Troppo lungo. Uno scaldava, uno pizzicava, uno “non dava soddisfazione”.

Ogni volta era un flop.

Io proponevo alternative con la pazienza di un sarto che prende le misure:
— “Provi questo, è più ergonomico.”
— “Questo è in resina, più confortevole.”
— “Questo ha il foro interno più stretto, migliora il tiro.”

Niente. Sempre insoddisfatta. E sempre di corsa.

Arriviamo al fatidico sabato.

Negozio pieno. Gente in fila. Un signore che chiedeva spiegazioni sui sali di nicotina. Una coppia indecisa tra aroma mango e frutti rossi. Io già sudato, concentrato a non confondere ordini e wattaggi.

Ed eccola.