“Senta, se compro il telefono mi fate il passaggio dei dati? Si paga?”
Lo dice con quell’aria tra il sospettoso e il fiducioso di chi sa già che, in qualche modo, la tecnologia riuscirà a metterlo in difficoltà.
“Non si paga,” rispondo io, con il tono rassicurante che uso ormai da anni. “Ma lo facciamo solo se non c’è confusione e se ha tutte le password degli account. Non possiamo fare recupero password.”
Lui annuisce deciso, quasi offeso dall’ipotesi di non essere organizzato.
“Ok, ho tutto. Mando mia moglie.”
E già lì avrei dovuto capire.
Il giorno dopo, puntuale come un corriere espresso, arriva la moglie. Borsa grande, passo sicuro, sguardo pratico. In mano ha un foglietto ripiegato in quattro, tenuto con la stessa attenzione con cui si tiene una ricevuta importante.
“Mi manda mio marito per il telefono.”
Tira fuori il foglietto. Sopra, in una calligrafia nervosa e inclinata, ci sono scritte varie password. Alcune barrate e riscritte sopra. Una accanto a “Google”. Una accanto a “Facebook”. Una con scritto semplicemente “email nuova!!!” con tre punti esclamativi.
Acquista il telefono. Facciamo il passaggio dati. Tutto fila liscio: contatti, foto, WhatsApp, applicazioni. Nessun intoppo. Nessuna password sbagliata. Un miracolo statistico.
Lei ringrazia, sorride, prende il telefono nuovo come se fosse un neonato appena uscito dalla nursery e se ne va soddisfatta.
Io penso: “Una pratica pulita. Finalmente.”
Illuso.
Lascia un commento