Ore di punta, io in cassa. Gente che entra, gente che esce, scontrini, ricette, bancomat che non passano. In mezzo al caos, squilla il telefono. Lo guardo, ma ho davanti un cliente che sta pagando. Due secondi di esitazione e… persa la chiamata.
Finisco con la cassa, e come da ordini superiori richiamo subito. Saranno passati uno, due minuti massimo.
— “Buongiorno, farmacia ABC, abbiamo ricevuto una sua chiamata.”
Dall’altra parte, tono accusatorio:
— “Sì, ho chiamato prima. Cosa volete?”
Respiro. Non vogliamo niente, signora, è lei che ha chiamato noi.
— “Ci ha chiamato lei… aveva bisogno?”
E lei:
— “Sì, prima avevo bisogno, ora è troppo tardi. Mi sono già arrangiata in altre farmacie.”
Io penso: In due minuti??? È riuscita a chiamare, spiegare, ordinare e risolvere altrove? O ha il teletrasporto?
Ma non finisce qui. Perché lei, invece di chiudere la chiamata, rincara la dose:
— “Comunque, bisogna star dietro al lavoro. Non come fate voi.”
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