Pasticceria, lunedì sera. Ore 19:15. Il profumo di zucchero e caffè aleggia ancora, ma ormai è tutto rallentato, rilassato. Stavamo praticamente chiudendo: qualche vassoio vuoto, due babà solitari, un paio di pasticcini scompagnati che sembravano aspettare solo di essere adottati. Il bancone aveva quell’aria malinconica da fine giornata, quando anche la crema pasticcera sembra tirare un sospiro.

Entra una signora. Passo rapido, sguardo da missione diplomatica.

— “Meno male che siete aperti!”

— “Buonasera!”

— “Domani è il compleanno di mio marito e volevo prendere dei pasticcini per colazione.”

Gentile, tutto sommato. E io, come sempre, disponibile:

— “Sì certo! Guardi, purtroppo è tardi e non ci è rimasto molto…”

— “Sì, vedo… ma va benissimo così! Mi dia questo, quello, quello lì… e pure quello brutto ma buono, giusto un pensierino per domani mattina. Poi sabato facciamo la festa vera!”

Compongo il vassoietto con quel che resta e glielo porgo, cercando di renderlo comunque bello. È una questione d’onore, anche con pochi pezzi.