Io d’estate lavoro come bagnino in un circolo privato.
Non un posto qualunque: roba elegante. Piscine pulite come cristalli, campi da tennis con la rete tesa come una corda di violino, aiuole sempre perfette, bar con il ghiaccio servito nei bicchieri di vetro (non di plastica, per carità).
Un piccolo paradiso, se non fosse che ogni paradiso ha il suo serpente.
Nel mio caso, il serpente ha più di settant’anni, la canotta a righe e l’aria di chi sa esattamente come dovrebbero andare le cose… e non vanno mai così.
Oltre ai turni normali, due volte a settimana mi tocca chiudere una delle tre piscine per la pulizia mattutina.
Orario: dalle 7:00 alle 8:20.
La struttura apre alle 8:00, quindi — se fai due conti — la piscina rimane effettivamente inutilizzabile solo per venti minuti.
Ventiiii. Non due ore, non mezza giornata.
Ventiminuti netti di “disagio cosmico”.
Quella mattina sto lì, in pace con il mondo, mentre spazzolo il bordo vasca e raccolgo le foglie galleggianti che hanno deciso di suicidarsi nella notte. Il sole è appena sorto, l’acqua luccica, l’aria è fresca. È quasi un momento zen.
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