Una cliente entra in profumeria con gli auricolari e sta già parlando animatamente con un’amica. Le rivolgo comunque il saluto e mi avvicino.
“Buongiorno, posso aiutarla?”
“No, no. Faccio da sola.”
Riprende immediatamente la conversazione e comincia a muoversi tra gli scaffali. Prende una confezione, la appoggia, annusa una fragranza, ne spruzza un’altra e nel frattempo racconta all’amica i fatti propri con una tale concentrazione che il negozio sembra quasi un dettaglio secondario.
La osservo perché continua ad aprire bottiglie, e presto capisco il problema: non sta usando soltanto i tester, facilmente riconoscibili perché sono privi di cellophane, hanno il bollino apposito e vengono tenuti davanti alle confezioni sigillate. Ha cominciato ad aprire anche i profumi destinati alla vendita.
Mi avvicino.
“Mi scusi, quelli non sono tester. Le confezioni di prova sono queste.”
Lei mi fa cenno di aspettare perché l’amica sta parlando.
“Sì, sì, un secondo… Comunque questo non mi piace.”
Ripone sullo scaffale il profumo appena aperto e ne prende un altro. La fermo prima che tolga anche quel sigillo.
“Quello che ha appena usato era un prodotto nuovo. Una volta aperto e spruzzato non posso più venderlo a un’altra cliente.”
“Va bene, adesso guardo.”
Continua la telefonata, sceglie infine una fragranza e arriva alla cassa. Nel frattempo ho raccolto le confezioni che ha aperto: non posso rimetterle in vendita come nuove.
Le mostro i prodotti e le spiego che dovrà acquistarli.
Lascia un commento