Quattro anni fa lavoravo come commessa in una nota catena di elettronica. Non era proprio il lavoro dei miei sogni, ma tra scontrini, clienti impazienti e mille domande su cavi e adattatori, la giornata passava.

Una mattina si presenta una signora molto elegante: cappotto lungo, borsa firmata, occhiali da sole che sembravano più un’armatura che un accessorio. Mi porge una confezione di auricolari e con tono seccato mi dice:
— “Uno non funziona più.”

Faccio i controlli, resettaggio, pairing, la solita trafila. Risolvo il problema, la signora prende le sue cuffie e se ne va senza nemmeno un grazie.

Qualche ora dopo entra un uomo: camicia arrotolata alle maniche, sorriso cordiale. Lo conoscevo: era il barista del centro commerciale, quello che faceva sempre il cappuccino con il cuore di schiuma (e a volte con un occhio un po’ troppo sveglio per le clienti). Anche lui con gli auricolari in mano, stesso problema:
— “Non si sente da un lato.”