È già tardi quando una coppia con bambini si ferma davanti al ristorante sul lago dove lavora una mia amica. Restano all’ingresso per almeno 15 minuti a leggere attentamente il menù esposto, poi finalmente entrano.

“Buonasera, volete accomodarvi?”

“Sì, può apparecchiarci vicino al mare, in terrazza?”

Il mare sarebbe il lago, ma la mia amica decide saggiamente di non cominciare da lì. Li accompagna in terrazza, porta lo stesso menù che avevano appena studiato fuori e concede loro un altro quarto d’ora.

Quando torna, sembrano prontissimi.

“Vorremmo gli spaghetti alle vongole.”

“Mi dispiace, non li abbiamo. Serviamo specialità del lago.”

“Va bene. Allora uno scoglio.”

“No, neppure quello. Come avete visto nel menù, proponiamo soltanto i piatti indicati, preparati con prodotti e ricette della zona.”

La coppia riprende i fogli e li studia per la terza volta. Finalmente la signora indica una voce.

“Potrebbe dirmi il germano che pesce è?”

La mia amica resta ferma con il blocchetto in mano.

“Il germano non è un pesce, signora. È carne.”

“Carne? Di che tipo?”

Lei indica discretamente l’acqua davanti alla terrazza.