Centro benessere.

Squilla il telefono e risponde la titolare.

“Pronto.”

“Sì ciao, sono Tizia. Mi hanno regalato un voucher da spendere da voi e volevo prendere appuntamento. Posso parlare con Elena?”

“Guarda, in questo momento è occupata, però puoi dire tranquillamente a me. Cosa volevi fare?”

“Ehm… boh.”

“Boh?”

“Sì, quello di cui ho bisogno.”

A quel punto la titolare prova a restringere il campo.

“Ti serve una depilazione? Un massaggio? Mani e piedi? Un trattamento viso? Dimmi tu.”

“Senti, ma non me la puoi passare Elena?”

“Veramente no, sta facendo un massaggio.”

“Eh, perché lei lo sa.”

“Cosa sa?”

“Quello che devo fare.”

La titolare, che evidentemente non possiede poteri paranormali, prova a spiegare che senza qualche indizio è difficile organizzare un appuntamento.

Niente.

La cliente era convinta che Elena, pur non vedendola da mesi, sapesse perfettamente quale trattamento desiderasse.

Alla fine si accordano così:

“Segnami giovedì alle 18:30, poi tanto Elena lo sa.”

“Va bene…”

Arriva giovedì.