Per lavoro canto e suono a matrimoni, cresime, battesimi, comunioni e qualsiasi occasione che preveda gente vestita bene, un po’ commossa e con tanta voglia di divertirsi.
Mi occupo sia della parte sacra (Chiesa, Ave Maria, organo, cori angelici) che della parte laica, cioè l’intrattenimento post cerimonia, quando la gente ha voglia di ballare e dimenticare di aver speso metà stipendio in bomboniere.

Una mia amica mi sponsorizza e mi presenta al fenomeno di turno. Milano imbruttito? No no, questo era oltre.
“Uéla! F**a, fattura, c’ho gli sghei, sto a fatturà, mi conoscono tutti, ho i contatti giusti…”
Insomma, un personaggio da manuale, un mix tra The Wolf of Wall Street e un venditore di aspirapolvere porta a porta.

Primo incontro: aperitivo in zona super vip di Torino. Almeno lo offre lui. Si presenta con giacca slim, Rolex ben in vista e il tono di chi pensa che il mondo intero ruoti attorno al suo tavolino riservato.
Mi spiega che si sposa e vuole “una roba fighissima, in grande stile, una roba che la gente se la ricorda per anni, capito?”.
Ok, penso, finché paga, io canto pure in falsetto.