Ore 8:04.
Il bar è un santuario di zombie caffeinizzati.
Gente che non parla, comunica solo con grugniti e carte di credito.
Io sono lì, con lo sguardo fisso nel vuoto e il cuore che batte solo grazie alla macchina del caffè.
Le solite ordinazioni scorrono come un mantra:
“Caffè ristretto.”
“Brioche integrale.”
“Cappuccino col cacao solo da un lato.”
(Sul serio, non chiedere.)
Poi entra lui.
Nuovo.
Si vede subito.
Ha quell’aria da “oggi sconvolgerò l’equilibrio del tuo turno”.
Si avvicina.
“Buongiorno, vorrei… un cappuccino.”
Io annuisco, professionale.
Dentro di me preparo già l’armatura.
“Normale?”
“Sì. Ma… senza schiuma.”
Perfetto.
Partiamo soft.
“Latte caldo?”
“No, tiepido.”
Ok.
Preparo il cappuccino anti-trauma: tiepido, liscio, minimalista.
Glielo porgo.
Lui lo guarda.
Commenti recenti