Questa storia è anche un dolce ricordo del Dottor Savelli, storico titolare della farmacia dove ho lavorato per anni, scomparso lo scorso anno.
Farmacista da oltre quarant’anni, era una di quelle persone che riuscivano a mantenere la calma praticamente con chiunque. E chi lavora in farmacia sa bene quanto serva pazienza, a volte persino più di quella dei pazienti.
Un giorno entrò un tizio e chiese delle medicine che non potevamo assolutamente vendere senza ricetta.
Non per cattiveria, non per scarsa voglia di lavorare e nemmeno per eccesso di zelo. Semplicemente, la legge non ci permetteva di dispensare quel farmaco senza prescrizione medica.
Il cliente però non l’aveva presa bene e, dopo una lunga discussione con una mia collega, aveva iniziato a insultarla pesantemente perché si era rifiutata di consegnargli le medicine richieste.
In tutto questo, pochi minuti prima aveva lasciato nome, cognome, numero di telefono e tutti i dati necessari per la pratica. Avevamo persino il nominativo del medico curante.
Quando il Dottor Savelli rientrò in farmacia e gli raccontammo l’accaduto, ascoltò tutto senza interromperci, annuì un paio di volte e poi prese il telefono.
Compose il numero del cliente e lo chiamò.
La conversazione andò più o meno così.
“Buongiorno, sono il Dottor Savelli della farmacia, la chiamo perché mi hanno riferito come si è rivolto alla mia collaboratrice questa mattina.”
[xxxxxx]
“No signore, il fatto che non le sia piaciuta la risposta non significa che abbia ricevuto un cattivo servizio.”
[xxxxxx]
“Significa semplicemente che le è stato detto di no.”
[xxxxxx]
“Perché quello che chiedeva non si può fare.”
[xxxxxx]
“Esatto. Ci sono delle norme da rispettare.”
[xxxxxx]
“Veramente sì, in farmacia abbiamo parecchie regole da seguire.”
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