Nota catena di discount.

Era sabato pomeriggio e alla mia cassa avevo una fila abbastanza lunga, ma ancora gestibile. Passo la spesa di un ragazzo che avrà avuto 20 o 22 anni, felpa, cuffiette intorno al collo e telefono in mano per tutto il tempo. Il totale è di 37,20 €, lui paga con 50 € e io gli restituisco il resto.

Appena prende i soldi si ferma, li conta e li riconta davanti a me.

“Mancano 2 €.”

Controllo lo scontrino, guardo le monete rimaste nella vaschetta e capisco subito di avergli dato 10,80 € invece di 12,80 €. Un errore mio, senza discussioni.

“Ha ragione, mi scusi. Le ho dato 2 € in meno.”

Prendo la moneta dalla cassa e gliela porgo, convinto che la cosa finisca lì. Invece lui non la prende subito.

“Certo che bisogna sempre controllare tutto. Uno si fida e poi si ritrova fregato.”

Gli ripeto che mi dispiace e che ho semplicemente sbagliato a contare. Avevo lavorato tutta la mattina, la fila continuava a crescere e poteva capitare, ma lui ormai aveva trovato il suo argomento del giorno.

“Non è che può capitare. Se lavorate alla cassa dovete saper fare i conti. È il minimo.”

A quel punto alza anche la voce, probabilmente perché non gli bastava avere ragione: serviva che lo sapesse tutto il supermercato. Dietro di lui una signora scuote la testa, mentre io cerco soltanto di consegnargli quei benedetti 2 € e andare avanti.

“Se sbagliate 2 € con ogni cliente, a fine giornata vi fate un bello stipendio extra.”

Prima che riesca a rispondere, dalla corsia accanto arriva una voce femminile, forte e molto più autorevole della sua.

“Matteo, ma ti senti quando parli?”

Il ragazzo si gira di colpo. Tra gli scaffali compare una signora sui 75/80 anni con un cestino pieno e un pacco di carta igienica sotto il braccio.