Mio zio, in quell’angolo, che scuoteva la testa e diceva al commesso: “Mah, ‘ste robe… secondo me fanno male agli occhi e al cervello dei bambini”. E il commesso, che sorrideva per vendere, gli dava pure ragione.

E lui, il “Papa”, non contento, lo ripeteva ogni volta che mi vedeva giocare:
“Non stare troppo vicino alla TV… Non passarci ore… Ti fa male, ti isola dal mondo…”.
Praticamente mi ha cresciuto col senso di colpa di ogni partita a Sonic.

Insomma, seduti lì al tavolo, lui mi racconta che l’altra sera aveva letto un articolo online — dice:

«Era su un sito serio eh, non ‘sti blog scemi… Diceva che ci sono studi, veri, con scienziati, che dicono che i videogiochi, se fatti bene, aiutano la concentrazione, la memoria, pure la velocità di pensiero. E che in certi casi migliorano le relazioni, perché si gioca insieme. Allora ho pensato… e io per anni ho rotto le scatole a mio nipote…»

E si mette a ridere, ma con un filo di vergogna.