Ore 8:25.
Lunedì mattina.
Bar ancora mezzo vuoto, profumo di brioche appena sfornate, io che sto finendo di sistemare la macchina del caffè.
Entra un cliente mai visto prima. Passo deciso, sguardo serio, come se stesse andando a un colloquio di lavoro e non a prendere un succo.
Si avvicina al bancone e, senza neanche guardare il menù, dice:
“Vorrei un succo di frutta.”
“Certamente! Ho pera, pesca, mirtillo o ananas.”
“Me lo dia all’ace.”
Io respiro e con calma rispondo:
“Mi spiace, è terminato. Ho solo pera, pesca, mirtillo e ananas.”
Lui aggrotta la fronte, come se stessi cercando di imbrogliarlo:
“Agli agrumi non ha nulla?”
“No, guardi, ma se vuole posso farle una spremuta d’arancia fresca.”
Lui annuisce, finalmente sembra convinto:
“Va bene, ma allora me la faccia al pompelmo.”
Io lo guardo.
Sorrido.
E con la pazienza di un monaco tibetano gli dico:
“Ho solo arance, niente pompelmo.”
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