La signora mi arriva addosso, mi strappa praticamente il manichino dalle mani e inizia a smontarlo da sola.
Braccia che volano.
Ganci che saltano.
Il povero manichino aperto come un mobile Ikea.
Io resto lì immobile.
Lei finalmente libera il costume e lo sbatte sul bancone.
“Prendo questo.”
Senza provarlo.
Senza guardare taglia o prezzo.
Passo il pezzo sopra.
Poi il sotto.
Niente etichetta.
Perfetto.
Scrivo al responsabile per chiedere il prezzo e nel frattempo lei inizia a battere l’unghia sull’orologio.
“Tick tock… tick tock…”
Giuro.
Me l’ha fatto davvero.
Finalmente arriva il prezzo.
Chiudo lo scontrino.
Le porgo la busta.
“Grazie mille.”
E lei quasi urla:
“CI È VOLUTO TROPPO.”
Poi esce furiosa.
Silenzio.
La madre che avevo servito prima guarda il manichino mezzo smontato e fa:
“Secondo me quello stasera piange.”
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