Nella lavanderia self service entra una signora con una cesta piena di bucato. Non risponde al mio saluto e si dirige subito verso le asciugatrici, ignorando anche quando provo a richiamare la sua attenzione.
In fondo alla fila ce n’è una temporaneamente fuori servizio. Davanti allo sportello abbiamo sistemato un cartello enorme, abbastanza grande da coprire buona parte dell’oblò.
“Signora, quella asciugatrice è guasta. Può usare quella libera qui accanto.”
Lei mi guarda, ma continua a infilare il bucato proprio nella macchina segnalata. Glielo ripeto, indicando sia il cartello sia l’asciugatrice funzionante a meno di 1 metro.
Niente. Sistema con cura tutto il carico, chiude lo sportello e poi cerca di inserire i gettoni. Naturalmente la macchina non parte.
Prova ancora, scuote il selettore e finalmente si gira verso di me, infastidita.
“Ma questa asciugatrice è guasta! Non poteva dirmelo subito? Ho perso tempo per niente.”
Guardo lei, il cartello che occupa mezzo sportello e la macchina libera che le avevo indicato 2 volte.
La signora trasferisce il bucato continuando a borbottare. Almeno, questa volta, sceglie l’asciugatrice giusta senza bisogno di un terzo avviso.
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