Talmente tanto che, se l’avessi registrata, oggi la riascolterei nei momenti di stitichezza per stimolare la digestione emotiva.
DRIIIN.
“Pronto?”
“Ah, sì ciao!”
Non so perché, ma evidentemente ispiro confidenza telefonica. Il TU arriva sempre immediato. E vabbuò.
“Voglio le scatole, quelle col nome.”
Partiamo benissimo.
“Io sono un imprenditore di successo.”
Ah. Ecco.
“Ho più di dieci filiali tra Napoli e la Campania, mo ne sto aprendo altre cinque al nord e pure in Sicilia.”
Io già vedo i titoli di giornale.
“Tu fammi il campionario delle scatole, che non lavorerai mai più per il tuo negozio, ma solo per me.”
Qui parte il primo IAAMMM interiore.
“Tu mi fai queste lettere, io le espongo. Ti darò tanto di quel lavoro che non saprai più dove tenere le scatole!”
Altro UUAAA mentale.
Poi mi concentro. Respiro.
Respira, Virginia. RESPIRA.
OHMMMM.
“Sì, d’accordo,” rispondo con la calma di una persona che ha già capito dove si va a parare.
“Per quanto riguarda il campionario: di quanti pezzi avrebbe bisogno? Per uno o più punti vendita?”
“Iniziamo da uno,” dice lui, magnanimo, “ma vedrai che entro pochi giorni ti manderò tanto di quel lavoro blablablahhh…”
“Sì, tutto chiarissimo,” rispondo. Inspira. Espira.
“Allora io direi di procedere così: realizzo le lettere A e B e il numero 1, nelle tre dimensioni disponibili, in tre colori e tre grafiche differenti, così—”
E qui arriva IL GENIO.
Mi interrompe.
“NOOOOOOOOOOOOOOOOO.”
La O dura come una nota di trombone.
“Per il campionario mi fai il nome MARGHERITA, nella dimensione grande, tutto in colori pastello e fantasie a fiori.”
Silenzio.
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