Ci sono comportamenti che, dopo anni in un supermercato, impari ad accettare senza necessariamente capirli. Però le domande restano.

Per esempio: perché quando ci chiedete dove si trova un articolo e noi vi indichiamo la corsia, percorrete soltanto i primi due metri?

“Non c’è.”

“Guardi che è quasi in fondo, sulla destra.”

Fate altri due passi, lanciate uno sguardo agli scaffali e tornate indietro.

“No, avete cambiato tutto.”

Poi vi accompagniamo, percorriamo il corridoio in tutta la sua lunghezza e troviamo il prodotto esattamente dove vi avevamo indicato.

“Eh, ma era nascosto.”

No. Era in fondo. Il corridoio, purtroppo, non finiva dopo la pasta.

E perché, quando vi chiediamo gentilmente di non stare attaccati al cliente che sta pagando, rispondete:

“Sì, certo.”

Ma non vi spostate di un centimetro?

La richiesta è stata accolta, però soltanto a livello verbale.

Se insistiamo con un “può indietreggiare un pochino, grazie”, qualcuno si offende pure.

“Ma mica gli sto addosso!”

Intanto il cliente davanti sta digitando il PIN coprendo il tastierino con una mano, il portafoglio e parte del giubbotto.

Poi c’è il mistero dello yogurt.

Svuotate il carrello e, in fondo a tutto, sotto le bottiglie, i detersivi e una confezione d’acqua, compare un vasetto completamente sfragnato.

Lo tirate fuori con due dita, lo guardate e dite:

“Era già rotto.”

Certo.

Lo avete trovato nel banco frigo già schiacciato, lo avete scelto tra tutti gli altri e poi, per proteggerlo, gli avete appoggiato sopra sei chili di spesa.

Potete anche dire: “Scusi, si è rotto nel carrello.”