Giovane.
Preciso.
Uno che probabilmente stirava pure le tovaglie dell’altare.

Prima domenica entra in chiesa e trova Anselmo in mezzo alla navata.

Si ferma.

“Scusi… perché c’è un gatto?”

Il sagrestano:
“È Anselmo.”

Detto proprio come se avesse spiegato tutto.

Il nuovo prete prova subito a mettere ordine.
Chiude fuori il gatto.
Anselmo rientra.

Lo chiude in sacrestia.
Miagola come un’anima del purgatorio.

Prova pure a dire durante la messa che magari un animale davanti all’altare non è il massimo.

Le signore anziane lo guardano malissimo.

Come se avesse insultato Padre Pio.

Poi arriva la messa importante.
Chiesa piena.
Coro.
Incenso.
Battesimo.

Il parroco sale all’altare e trova Anselmo sdraiato al centro.
Comodissimo.

Decide di ignorarlo.

“Fratelli e sorelle…”

“MIAOO.”

Silenzio.

“Oggi riflettiamo sulla pazienza…”

“MIAAAAAO.”

La metà della chiesa ormai stava morendo dal ridere.

A un certo punto Anselmo si stiracchia e colpisce pure il microfono.

Botta tremenda nelle casse.

Una signora si fa il segno della croce.

Il parroco chiude gli occhi.
Guarda il gatto.
E finalmente capisce.

Non era lui il parroco della chiesa.

Era solo il nuovo coinquilino di Anselmo.