Arrivata alla porta, però, si gira, estrae nuovamente l’aragosta e me la lancia con tutta la forza che ha.

La vedo arrivare e mi sposto di lato. Il costume mi passa accanto, atterra dietro la cassa e rimane sul pavimento con le chele rivolte verso l’alto.

“Buona giornata!”, le urlo mentre esce.

Il responsabile mi domanda se sto bene. Gli rispondo di sì, raccolgo l’aragosta e la porto nel deposito degli oggetti dimenticati. Il cliente successivo, che ha assistito a tutto, posa i propri acquisti sul banco e mi dice: “Ottimi riflessi”.

A fine Halloween organizzavamo sempre una piccola festicciola tra colleghi. Quell’anno una ragazza del negozio, bravissima a disegnare, preparò una caricatura della cliente che lanciava l’aragosta e la fece stampare sulla torta.

Qualche settimana dopo ritrovammo il costume nel deposito. Nessuno era tornato a reclamarlo e il responsabile mi disse di tenerlo: secondo lui me l’ero guadagnato.

Non avevo un cane, ma per parecchio tempo ho conservato quell’aragosta.

Era il primo reso lasciato nella catena della tigre volante senza scontrino, senza rimborso e soprattutto senza che la tigre l’avesse mai venduto.

Da allora il nostro punto vendita prese il nome Flying Lobster