Il nostro negozio si trova in una zona piena di strisce blu.

Talmente piena che, evidentemente, per molti automobilisti siamo diventati anche ufficio informazioni, assistenza parcheggi e sportello reclami.

Sabato sera, orario di chiusura.

Sto facendo i conti della settimana insieme a mio marito.

Entra un tizio, non un cliente ma uno che aveva semplicemente parcheggiato fuori.

E parte subito:

“Devo mettere l’euro?”

Lo guardo senza capire.

“L’euro?”

“Oppure a quest’ora non passano?”

A quel punto realizzo che sta parlando del parcheggio.

Continuo a fissarlo mentre mio marito risponde:

“No, no… passano eccome.”

“E dove lo prendo il biglietto?”

“Alle colonnine sulla strada.”

Lui sbuffa.

“Grazie, eh!”

E se ne va.

 

Siamo esattamente a metà strada tra due colonnine.

Forse per questo veniamo fermati continuamente.

Spesso senza nemmeno un “buongiorno” o un “mi scusi”.

Solo domande sparate come se fossimo stati assunti dal Comune.

Nel corso degli anni ne abbiamo sentite parecchie.

Una signora entra.

“Ci sono le strisce blu?”

La strada era stata appena ridipinta.

Blu elettrico.

Visibili pure dallo spazio.

Mio marito la guarda e risponde:

“Sembrano proprio blu.”