Le spiego che l’hotel applica le regole previste in quel periodo, che gli ingressi al centro benessere sono organizzati per fasce orarie e che non possiamo escludere dalle prenotazioni intere famiglie soltanto perché hanno dei figli.

“Ma io ho pagato per rilassarmi. Non posso entrare nella spa sapendo che in albergo potrebbero esserci bambini contagiosi.”

Provo a farle notare che la presenza di altri ospiti fa parte del normale funzionamento di un hotel e che non possiamo fornire garanzie basate sull’età. Se non si sente tranquilla, può verificare le condizioni della prenotazione e valutare se rinviare il soggiorno.

“Quindi mi sta dicendo che proteggete i bambini invece dei clienti responsabili?”

No. Le sto dicendo che anche i bambini, quando accompagnati dai genitori e nel rispetto delle regole, sono clienti dell’hotel.

Lei continua a ripetere che è “troppo pericoloso”, che dovremmo avvertire gli adulti prima di accettare prenotazioni familiari e che non intende trascorrere il fine settimana circondata da “piccoli diffusori del virus”.

A quel punto la conversazione ha ormai trovato da sola la propria conclusione.

“Signora, se considera pericoloso soggiornare in una struttura aperta al pubblico, forse è davvero meglio che questo fine settimana non venga.”

Dall’altra parte torna il silenzio.

“Quindi mi sta invitando a cancellare?”

“No, le sto dicendo che non posso prometterle un hotel senza bambini.”

Alla fine ha cancellato la prenotazione.