“Questa qui ha annullato tutto e adesso non è nemmeno capace di farmi pagare! Sto aspettando da un’eternità per un cazzo di buono da tre euro.”
Provo a spiegare che avevo completato normalmente la vendita, che il buono era comparso soltanto dopo il pagamento e che l’avevo avvisata dei tempi necessari per recuperare i punti. Il titolare ascolta, guarda lo scontrino annullato e poi si rivolge alla signora.
“Quindi lei ha chiesto di rifare un acquisto di quasi duecento euro per recuperare tre euro, è stata informata che ci sarebbe voluto tempo e adesso sta insultando la dipendente perché ci vuole tempo.”
“Io non sto insultando nessuno, ho solo detto che non sa fare il suo lavoro.”
Lui prende il portafoglio, tira fuori cinque euro e glieli appoggia sul bancone.
“Tre euro sono il suo sconto. Gli altri due li tenga come risarcimento per il tempo perso.”
La signora finalmente sorride e allunga la mano.
“Le chiederei però la cortesia di non tornare più in questo negozio. Anzi, visto che sono uno dei titolari, le suggerisco di evitare anche gli altri dodici: saremo tutti più felici.”
La mano le resta sospesa sopra la banconota.
“Mi sta dicendo di non tornare per tre cazzo di euro?”
“No. Le sto chiedendo di non tornare per come ha trattato una persona che stava cercando di aiutarla. Spero che lo sconto ne sia valso la pena.”
Alla fine il sistema ripristinò i punti, rifeci lo scontrino e lei se ne andò con i suoi acquisti e cinque euro in tasca. Il titolare rimase accanto alla cassa finché non la vide uscire.
Poi guardò la fila e disse: “Il prossimo che trova un buono nella borsa, per favore, lo cerchi adesso.”
Non mi è più capitato di parlare con il titolare (uno dei soci), solo qualche saluto formale, ma non dimentichò mai che in quel momento è stato il mio eroe senza mantello!
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