Lavoro in un punto ristoro specializzato in piadine, all’interno di un grande complesso con diverse sale cinematografiche. Non è il bar del cinema: siamo un locale separato, con la nostra cassa, la cucina e il banco per il ritiro degli ordini.

Alla fine delle proiezioni serali, molte persone si fermano da noi a mangiare qualcosa prima di tornare a casa. Il problema è che i film finiscono quasi tutti negli stessi orari, quindi passiamo dal deserto a una fila di 30 persone nel tempo necessario a far partire i titoli di coda.

I clienti ordinano e pagano alla cassa, poi si spostano davanti al banco di ritiro. Le piadine vengono preparate al momento, mentre le bibite sono pronte più velocemente e vengono appoggiate sul bancone man mano che completiamo gli ordini.

Quella sera mi arrivano quasi contemporaneamente 2 Coca-Cola senza ghiaccio: una grande e una piccola.

Appoggio per prima la Coca grande sul banco e chiamo il numero indicato sullo scontrino. Una ragazza fa un passo avanti per prenderla, ma un uomo le passa davanti, afferra il bicchiere e si allontana con una sicurezza tale che lei pensa di aver capito male.

Poco dopo appoggio anche la Coca piccola e chiamo l’ordinazione successiva. Nessuno si avvicina.

Domando alla ragazza ancora ferma davanti al banco se sia la sua.

“No, io ne avevo ordinata una grande.”

Controllo lo scontrino. Ha ragione.

L’uomo, che nel frattempo ha già bevuto metà della Coca grande, torna verso il bancone e indica quella piccola.

“Quella deve essere la mia. Io avevo ordinato la Coca piccola.”

Gli faccio notare che sta già bevendo quella di un’altra cliente.

Guarda il bicchiere che tiene in mano, poi guarda me.