Negozio di elettronica.
Sabato pomeriggio.
Quello che in teoria dovrebbe essere “un tranquillo weekend di offerte” e che in pratica è il Festival Internazionale della Confusione Umana.
Io ero al banco assistenza, già provato da:
uno che voleva un caricatore “che andasse bene per tutto”,
e una signora convinta che il Wi-Fi passasse nei cavi del telefono.
A un certo punto entra lui.
Sui sessant’anni.
Camicia infilata nei pantaloni.
Occhiali sulla punta del naso.
L’energia di uno che ha litigato col mondo prima ancora di entrare.
Si avvicina al banco con una scatola enorme sotto braccio e mi fa:
“Questo televisore non va.”
Io:
“Che problema dà?”
“Non prende.”
“I canali?”
“No. Mia moglie.”
Io lo guardo.
“In che senso?”
Lui sospira…
“Gliel’ho regalato ieri. Doveva essere semplice. Accendi e guarda. Invece no. Ci sono account, password, aggiornamenti, internet, codici, applicazioni… ieri sera abbiamo quasi divorziato per guardare un documentario…”
Cerco di restare serio.
“Ha provato a collegarlo al Wi-Fi?”
Lui mi guarda scandalizzato.
“Certo che no. Non voglio mica che mi spii.”
Okkeiiii
Prendo il telecomando dalla scatola.
“Guardi, senza internet ormai molte funzioni…”
Mi interrompe alzando un dito.
“Ecco! È questo il problema. Una volta compravi una TV e lei faceva la TV. Adesso sembra di adottare un adolescente problematico.”
Nel frattempo si avvicina la moglie.
Una donna minuta, elegantissima.
“Digli anche del tostapane.”
Errore mio chiedere.
“Che è successo col tostapane?”
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