Ma ve li ricordate i tempi dei DPCM?

Ogni tre giorni usciva una nuova bozza, una nuova indiscrezione, una nuova interpretazione, il vicino di casa sapeva già cosa avrebbe detto il Governo prima ancora del Governo stesso e metà degli italiani si erano improvvisati costituzionalisti, epidemiologi e consulenti normativi.

In quel periodo lavoravo in negozio.

Era il pomeriggio precedente all’uscita di un nuovo DPCM e squilla il telefono.

“Ma domani siete aperti?”

“Sì sì, certo. Siamo operativi come sempre, chiudiamo alle 19. Solo che adesso resteremo chiusi sabato e domenica.”

Dall’altra parte cala un attimo di silenzio.

Poi arriva la sentenza.

“No, voi domani siete chiusi.”

“Come scusi?”

“Ho letto il decreto.”

“Guardi che siamo una categoria essenziale.”

“No.”

“Veramente sì.”

“No.”

“Guardi, ho qui la circolare che ci è arrivata stamattina e c’è scritto chiaramente che dobbiamo aprire.”