“Buongiorno! Prego.”
“Sì, buongiorno, vorrei due ginseng da portare via, grazie.”
Mentre la macchina del caffè iniziava a ronzare, ho tirato fuori dal mobiletto inferiore un vassoietto in cartone rigido, di quelli sagomati con i due fori centrali, perfetti per incastrare i bicchierini da asporto senza rischiare disastri lungo il marciapiede.
L’ho appoggiato sul banco d’acciaio con un gesto automatico, ma il cliente, un tipo sulla quarantina in giacca e cravatta, ha subito bloccato il movimento con la mano.
“Ah no, no! Ma non ti disturbare proprio! Li metto in tasca!”
L’ho fissato per un secondo buono, convinta che stesse scherzando o cercando di fare la battuta di prima mattina.
“Ma come in tasca? Guardi che sono bollenti e, se per caso si aprono mentre cammina, lei si ustiona sul serio.”
“Eh, ma ci mettiamo il coperchio di plastica, no?”
“Sì, certo, ce lo metto, ma sono pur sempre bicchierini di carta morbida. I coperchi servono a non far schizzare il liquido, non sono mica a tenuta ermetica.”
Lui ha storto la bocca, visibilmente insofferente al mio eccesso di prudenza, poi ha avuto l’illuminazione:
“Allora me li avvolga bene nella stagnola, uno per volta. Così ne infilo uno nella tasca destra e uno nella tasca sinistra dei pantaloni.”
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