Gestisco un negozio di fiori in un paese non molto grande, uno di quei posti in cui ci conosciamo quasi tutti e spesso basta dire il nome del destinatario per sapere già dove consegnare il mazzo.

Ieri mi squilla il cellulare.

“Pronto, sono Valeria. Con chi parlo?”

“Ehi, Valeria… sono Pina!”

“Ciao, Pina! Dimmi, cosa ti serve?”

“Ehi, senti… martedì è il mio compleanno. Se viene qualcuno che vuole comprare dei fiori per me, NON DARGLIELI!”

Resto qualche secondo in silenzio, convinta di aver capito male.

“Pina, scusami, ma in che senso non devo darglieli? Se entra una cliente e vuole comprare un mazzo di fiori, io dovrei dirle: ‘No, non te li vendo’?”

“No, tu devi dire che Pina non vuole fiori.”

“Va bene, allora posso consigliare una pianta. Magari la tieni in giardino e dura più a lungo.”

“Nooo! Tu lo sai che di piante ne ho già assai. Non devi dare niente!”

Provo a trovare una soluzione alternativa.

“Magari posso proporre una composizione senza fiori, un buono oppure qualche oggetto da regalo…”

“No, Valeria. Niente fiori, niente piante e niente regali. Se vengono per me, non devi vendere nulla.”

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