Di sabato pomeriggio, oltre a battere gli acquisti, devo controllare quante persone entrano ed escono. Fuori c’è la solita fila, con famiglie fino al sesto grado che provano a passare insieme perché “noi siamo una famiglia”. Ormai è ordinaria amministrazione.
Alla mia cassa arriva una coppia con il carrello pieno, soprattutto di piatti. Comincio a passarli uno alla volta, ma lui continua ad appoggiarne altri sopra quelli già battuti, spostando le pile e facendomi perdere il conto.
Gli chiedo gentilmente di aspettare prima di aggiungerne altri.
“Tanto sono 5 per ogni tipo e colore.”
Peccato che me lo dica quando sul banco ci sono già piatti battuti, piatti ancora da battere e pile tutte uguali.
Alla fine il banco è pieno, la fila continua ad allungarsi e io devo anche controllare il numero dei clienti presenti. Guardo il totale.
“Sono 320 €.”
Lui cambia subito espressione.
“Fammi vedere lo scontrino!”
“Posso emetterlo soltanto dopo il pagamento, ma se vuole riepiloghiamo tutto.”
“Eh, sicuro che voglio controllare. Come fanno a costare così tanto? Hai battuto qualcosa in più.”
Riprendiamo ogni articolo, mentre la fila aspetta. Dopo diversi minuti trovo l’errore.
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