“È lui. Prima era libero e si è rifiutato di servirmi.”
La responsabile guardò me, il pannello aperto, la bilancia appoggiata di traverso e i cavi che uscivano dalla cassa come radici.
“Gianluca è un tecnico. Non è un cassiere.”
“Allora non dovrebbe stare dietro una cassa e confondere i clienti.”
La responsabile gli spiegò che ero stato chiamato dal supermercato proprio per riparare quella postazione.
“Poteva almeno finire di sistemarla dopo avermi fatto pagare.”
“Per farla pagare dovrei prima rimontarla.”
“E allora la rimonti.”
Lo disse con il tono di chi aveva appena trovato una soluzione talmente semplice da chiedersi come mai noi 2 professionisti non ci fossimo arrivati da soli.
La responsabile provò ad accompagnarlo verso una cassa aperta, ma lui raccolse il carrello e, prima di andarsene, indicò il cartello.
“Comunque non è abbastanza chiaro. Mi andrò a lamentare in direzione.”
La responsabile gli fece notare, con molta calma, che lei era la direzione.
L’uomo rimase fermo un istante, poi spinse il carrello verso un’altra corsia senza aggiungere nulla. Io tornai al mio lavoro e, dopo circa mezz’ora, rimontai scanner, bilancia e pannelli. Provai la cassa con alcuni prodotti: funzionava perfettamente.
Prima di rimuovere il cartello, però, aggiunsi sotto “CASSA FUORI SERVIZIO” una seconda frase scritta a penna:
“ANCHE SE IL TECNICO È PRESENTE.”
La responsabile lo lasciò lì per tutta la giornata. Disse che, dopo quanto aveva appena visto, non se la sentiva di correre altri rischi.
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