Ciao a tutti, mi chiamo Gianluca, ho 43 anni e lavoro come tecnico specializzato per un’azienda che, tra le altre cose, produce e commercializza le casse in cui molti di voi vanno a pagare la propria spesa.
Sì, proprio quelle con lo scanner, la bilancia, il lettore delle carte e quella misteriosa tecnologia che permette al codice a barre di non funzionare esattamente quando dietro di voi ci sono 12 persone.
Quel pomeriggio mi trovavo in un supermercato per riparare una cassa guasta. Avevo tolto lo scanner, smontato la bilancia e aperto mezzo mobile per raggiungere i cavi. Sul nastro c’erano un cacciavite, alcune viti, 2 componenti elettronici e un pezzo della cassa che, normalmente, dovrebbe trovarsi dentro la cassa.
Avevo anche chiuso l’ingresso con un carrello e sistemato un cartello piuttosto grande con scritto: “CASSA FUORI SERVIZIO”.
Secondo me il messaggio era chiaro. Diciamo che, per renderlo ancora più evidente, avrei potuto soltanto circondare la postazione con le fiamme.
Mentre ero inginocchiato con la testa dentro il mobile, sentii il rumore di un carrello che veniva spostato. Mi alzai e vidi un signore sulla sessantina che aveva rimosso la barriera e stava cominciando a mettere la spesa sul nastro, tra le mie viti e il cacciavite.
Prima una confezione d’acqua, poi il latte, il pane e un sacchetto di mele. Lo guardai in silenzio per qualche secondo, soprattutto per capire se fossi io ad aver perso un passaggio fondamentale.
“Può spostare tutta questa roba? Devo pagare.”
“Tutta questa roba” era la cassa.
“Mi dispiace, ma questa postazione è chiusa. La sto riparando.”
Lui indicò il nastro vuoto alle sue spalle.
“Però non ha nessuno in fila.”
Effettivamente era vero. Quando si smonta una cassa pezzo per pezzo, la fila tende a diminuire in modo abbastanza naturale.
Gli mostrai lo scanner, che in quel momento era capovolto sul nastro con 2 cavi penzolanti.
“Non posso batterle la spesa. Lo scanner è smontato e io non lavoro per il supermercato.”
L’uomo mi osservò dalla testa ai piedi. Indossavo una divisa grigia con il nome dell’azienda, una cintura porta-attrezzi e avevo ancora il cacciavite in mano.
“E allora perché è dietro una cassa?”
“Perché la sto riparando.”
“Sì, ma intanto potrebbe farmi pagare.”
Provai a spiegargli che non potevo aprire il cassetto, accedere al sistema o incassare denaro e che, anche volendo, mancava proprio lo strumento necessario per leggere i prodotti.
Lui prese una confezione di biscotti e la passò sopra il buco lasciato dallo scanner.
Naturalmente non successe niente.
“Vede? Non funziona.”
“È il motivo per cui sono qui.”
A quel punto raccolse i prodotti con evidente fastidio e raggiunse una cassiera vera, distante una decina di metri. Pensavo che la questione fosse finalmente chiusa, ma dopo pochi minuti lo vidi tornare insieme alla responsabile.
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