Passarono alcuni mesi. Un pomeriggio arrivò quando al banco non c’era nessuno e mi disse che doveva darmi una notizia.
“Mi hanno trovato un brutto male.”
Lo disse senza preparazione, mentre io avevo ancora in mano il foglio di carta alimentare. Cercai una risposta, ma non ne trovai una che non sembrasse finta.
“Mi dispiace.”
“Lo so. Dispiace anche a me.”
Provò a sorridere, poi indicò l’affettatrice.
“Dai, fammi il solito etto di cotto, ma questa volta mettiamo anche il crudo e il formaggio.”
Preparai i 3 pacchetti più lentamente del necessario. Quando glieli consegnai, li mise nella borsa, fece 2 passi e poi tornò indietro.
“Sei un bravo ragazzo. Dillo anche al tuo principale.”
Non lo vidi più.
Per parecchio tempo continuai a voltarmi ogni volta che qualcuno arrivava al banco verso le 17:00. Il piccolo foglio sul quale avevo scritto i nomi dei suoi 3 prodotti rimase attaccato con lo scotch alla bilancia per moltissimo tempo.
Un giorno mio figlio venne in negozio e mi chiese come mai c’era un biglietto di carta con su scritto “Sig. Malvino – 1 etto di cotto, 1 di crudo e un pezzo di cacciotta”.
“Papà, cos’è?”
Gli risposi che era l’ordine del Sig. Malvino.
Rise:
“Che nome strano, papà…”
Non gli spiegai perché, dopo tanti anni, non ero ancora riuscito a buttare quel biglietto attaccato alla bilancia. Poi l’ho fatto; l’ho buttato, ma conservo un ricordo bellissimo di una bella persona.
Ogni volta che qualcuno mi chiede un etto di cotto, mi torna in mente.
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