Lui alza le spalle.
“Faccia come vuole. Però poi non dica che non l’avevo avvisata.”
Prendiamo le lampadine identiche a quella che avevo smontato dall’auto.
Torniamo a casa.
Le monto.
Entrano perfettamente.
Accendo i fari.
Funzionano entrambe al primo colpo.
A quel punto non ho resistito.
Richiamo il negozio.
Risponde lo stesso commesso.
“Pronto…”
“Buongiorno, sono la ragazza che poco fa è venuta a comprare le lampadine.”
“Guardi che le avevo già detto che le lampadine aperte non si possono rendere.”
“Sì, infatti non devo renderle.”
Piccola pausa.
“Avevo ragione io.”
Dall’altra parte sento qualche borbottio.
Poi…
Click.
Mi ha riattaccato.
Lo so, probabilmente per lui non ha significato nulla.
Per me, invece, era importante che sapesse una cosa.
A volte avere il pezzo originale in mano vale più di qualsiasi catalogo consultato con troppa sicurezza.
E quella sera ho lasciato anche una recensione raccontando esattamente com’erano andate le cose. Il responsabile mi ha scritto chiedendomi di rimuoverla perché, a suo dire, “non era una cosa così importante”.
Non l’ho tolta.
Perché il problema non erano le lampadine.
Era la convinzione di avere ragione anche davanti all’evidenza.
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