Allora parte col colpo finale, orgoglioso come se stesse dando una lezione di vita:
“Quando io mi ero tagliato un dito, sono andato ugualmente al lavoro.”
Lo guardo dritto negli occhi, con la mano fasciata ben in vista, e rispondo piano piano, sillabando come si fa con i bambini:
“Per-ché… io… non sono… al lavoro?”
La moglie abbassa lo sguardo, probabilmente già abituata. Lui borbotta qualcosa tipo “eh ma ai miei tempi…”, mentre io penso che se gli mostro anche la cicatrice forse mi racconterà di quando ha perso mezzo pollice e ha comunque zappato l’orto per tre ore.
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