Silenzio. Poi lui, duro:

“Lei chi è. Mi passi la signora, è un atto riservato.”

“Certo. Prima però mi dice come si chiama la figlia della signora, maresciallo. Ce l’ha lì in caserma, no? Me lo dica lei il nome.”

“Senta, non ho tempo per queste…”

“E da quale stazione mi chiama, che io ho il numero della caserma qui e chiamo subito per controllare?”

Un respiro. Quello di uno beccato.

“Ho capito benissimo chi sei. Sei uno di quei figli di puttana che chiamano i vecchi, eh? Guarda che i carabinieri non si fanno consegnare l’oro di casa, coglione. Fai passare il tuo collega che gli faccio conoscere i carabinieri veri, ti aspettiamo.”

Tac. Ha messo giù lui.

Perché tanto, quando dall’altra parte non trovano una vecchia terrorizzata, ma una che gli fa le domande, spariscono.

Non hanno le palle di rispondere, sanno solo far piangere le nonne e portargli via le fedi.

Bruna mi guardava senza capire, praticamente bloccata, poi ha detto: “Ma allora mia figlia?”

“Sta benissimo, Bruna. Chiamala adesso, dai, davanti a me.”

Cerca il numero tremando, poi tre squilli, e dall’altra parte si sente: “Oh mamma? Che c’è?”.

Viva e vegeta, al lavoro, come tutti i martedì.

A quel punto Bruna si è messa a piangere lì, appoggiata al banco, “l’oro di mamma… stavo andando a casa a prendere l’oro che mi è rimasto per darlo a uno che non ho mai visto.”

L’ho fatta sedere e le ho dato un bicchiere d’acqua.

Poi ho pensato a tutte le Bruna che a quell’ora sono in casa da sole, con la borsa dell’oro già aperta sul tavolo e nessuno accanto a dirgli riattacca.

Se avete una madre, un padre, una nonna che sta da sola, ditegli una cosa sola e ripetetegliela finché non la sanno a memoria. I carabinieri l’oro non lo chiedono al telefono.

Nessuno passa a ritirarlo. E se ti dicono di non riattaccare, tu riattacca, sempre, e poi chiama i figli tuoi…che magari ti rispondono pure scocciati, come la figlia di Bruna poco fa.