Apriti cielo.
“MA È IMPOSSIBILE! Io non ci ho mai versato niente sopra! Ma stiamo scherzando? Non pago un centesimo! Ci sono gli avvocati! Le associazioni dei consumatori! Non finisce qui!”
Classico step 1: negazione.
Step 2: indignazione.
Step 3: evocazione di figure legali.
Abituata alla dinamica, non mi scompongo.
Prendo un paio di giorni di tempo e ricontatto il centro assistenza per chiedere maggiori dettagli.
Loro, professionali e serafici, mi inviano documentazione fotografica dettagliata.
Zoom sulla scheda madre.
Zoom sui contatti della tastiera.
Zone chiaramente ossidate.
E, cosa ancora più interessante, delle strane macchie appiccicose vicino ai punti corrosi.
Non sembrano acqua.
Sembrano… altro.
Giro tutto al cliente via mail, allego le foto, specifico l’importo del preventivo e lascio il numero del mio interno in caso voglia parlarne.
Passano venti minuti.
Mi chiama.
Tono trionfante.
“Guarda, ho visto le foto ed è come pensavo!!!”
Io mi preparo mentalmente.
“Sì?”
“Nella tastiera non c’è andata l’acqua ma LIMONCELLO! Quindi è impossibile che si sia ossidato per questo motivo!!!”
Silenzio.
Il mio cervello fa buffering.
Non acqua.
Limoncello.
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