2015, Expo Milano. Ero all’ingresso di Palazzo Italia a fare le varie spiegazioni, con il mio accento piemontese, il mio meraviglioso metro e cinquanta di altezza, i miei capelli castani e finalmente una leggera abbronzatura sul viso a forza di lavorare all’aperto.

Finisco la presentazione in italiano ed il gruppo entra. Una coppia sui 40/45 anni si ferma di fianco a me. Lui stringe gli occhi e mi squadra.
Dopo un attimo di silenzio in cui non spiccica parola, mi faccio coraggio:
“Mi dica”
“Russia?”
“Il padiglione della Russia? Guardi, deve tornare sulla via principale e girare a sinistra. È il penultimo padiglione, prima di quello del Giappone. Comunque vi consiglio di visitare Palazzo Italia, la visita dura circa 40 minuti e dato che abbiamo appena aperto non c’è troppa calca, così se volete qualche spiegazione possiamo dedicarci a voi!”
“No no, intendo dire, sei Russa? Perchè sento che hai l’accento!”
“Ehm, no. Sono italiana. Del Piemonte.”
“Davvero?”
Si gira verso la moglie:
“Uè, Carmela, dice che è dei nostri!”
“Ma io l’accento russo ho sentito!”
“Eh, ma lei dice di no!”

Niente. Immagino che ancora oggi, dopo 5 anni, credano che io fossi russa e abbia deciso di mentirgli per qualche oscura ragione.