Lavoravo in un supermercato e quel giorno stavo facendo un turno particolarmente tranquillo insieme a un’altra cassiera, una ragazza adolescente alla cassa accanto alla mia.
Nel negozio non c’era quasi nessuno quando un uomo arriva con il carrello e si ferma esattamente tra le nostre due casse.
Guarda lei, poi guarda me.
E dice: “Non esiste proprio che la ragazza qui tocchi la mia spesa.”
Per un attimo penso sinceramente di aver capito male.
Ero cresciuto in una grande città fino ai sedici anni, prima di trasferirmi in una piccola cittadina, e non avevo mai sentito qualcuno esprimersi in modo così apertamente razzista. La cosa mi lascia talmente spiazzato che gli chiedo:
“Mi scusi?”
Lui ripete, senza alcun imbarazzo:
“Ho detto che non permetterò a una ragazza di colore di toccare la mia roba.”
“Allora non posso aiutarla.”
Mi guarda incredulo.
“Cosa?”
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