Al banco salumi riconosci i clienti abituali prima ancora che prendano il numero. C’è chi vuole il prosciutto quasi trasparente, chi controlla ogni fetta e chi dice “faccia lei”, salvo poi spiegarti con precisione che cosa non avresti dovuto fare.

In tanti anni ho visto ogni tipo di cliente, ma alcuni mi sono entrati nel cuore e voglio raccontarvi di uno di loro. Aveva un nome molto particolare: Malvino. Arrivava ogni giorno tra le 17:00 e le 17:10, difficile che sgarrasse: quello era il “suo orario”.

Era un uomo minuto, di una dolcezza disarmante, gli davo del “voi” come si usa ancora oggi con gli anziani dalle mie parti.

Al banco comprava sempre 3 cose: un etto di cotto, un etto di crudo e un pezzo di caciotta. Quando lo vedevo in lontananza, preparavo il prosciutto sull’affettatrice. Alla fine ci scherzava su, con quel suo modo tenero di parlare.

“Se un giorno cambio idea, ti rovino tutta l’organizzazione del lavoro.”

“Mi avvisi la mattina, così mi preparo psicologicamente.”

Ogni volta mentre preparavo il suo ordine, lui mi raccontava piccoli pezzi della sua vita: il lavoro in officina, la moglie che non sopportava il formaggio troppo stagionato, il nipote che gli sistemava il telefono e poi cambiava tutto di posto.

Una volta gli mostrai una fotografia di mio figlio, che all’epoca aveva poco più di 1 anno. Da allora, prima ancora di ordinare, chiedeva sempre:

“E il principale come sta?”

Per lui mio figlio era diventato il mio “principale”, visto che era la ragione per cui da quando era nato avevo deciso di fare molte ore di straordinari.

Un pomeriggio arrivò diverso dal solito. Camminava lentamente, aveva il viso tirato e non raccontò niente. Gli preparai il solito ordine, cercando di non riempire quel silenzio con domande inutili.

“Va tutto bene?”

Fece un gesto con la mano, senza guardarmi.

“Giornata non bella, ma passa.”

Poi non venne per più di una settimana. Ogni volta che vedevo una figura simile alla sua in lontananza, avevo l’istinto di prendere il prosciutto cotto, salvo rimetterlo a posto quando la persona si avvicinava.

Tornò un sabato mattina, molto più magro, e si comportò come se fosse mancato soltanto il giorno prima.

“Il solito?”

“Quasi. Oggi solo un etto di prosiutto cotto.”

“Malvino, non lo volete un po’ di crudo oggi?”

“No, oggi facciamo solo un etto di cotto”

Non gli chiesi perché. Ma da quel giorno, un etto di cotto diventò il suo solito e cominciò a venire a giorni alterni inizialmente poi solo un paio di volte alla, alla fine veniva solo quando la figlia lo accompagnava.

Continuava a chiedere del mio “principale”, ma le sue storie erano diventate più brevi. A volte si limitava a guardare la fotografia aggiornata che tenevo sul telefono.