Avevo un piccolo laboratorio artigianale dove realizzavo bijoux fatti a mano e, ogni tanto, accettavo anche qualche riparazione sulle collane delle mie clienti. Non era il mio lavoro principale e non lo facevo certo per arricchirmi, più che altro era un favore per chi già comprava da me e un modo per fidelizzare la clientela.
Un giorno entra una signora che non avevo mai visto prima.
Mi mostra una collana composta da quattro fili di perle medio-piccole, tutte annodate una per una, con uno dei fili rotto.
“Può ripararmela?”
Guardo la collana e le spiego che sì, posso farlo, ma c’è un problema: anche se il filo rotto è soltanto uno, per come è strutturata la chiusura bisogna smontare e reinfilare tutta la collana.
E parliamo di quattro fili di perle da circa cinque millimetri, tutte annodate singolarmente.
Solo per smontarla ci vuole almeno mezza giornata. Per rimontarla, altrettanto.
Le propongo quindi un prezzo di 40 euro, che mi sembrava persino basso considerando che, dalle mie parti, una gioielleria chiedeva già tra i 15 e i 20 euro per reinfilare un solo filo di perle.
La signora strabuzza gli occhi.
“Eh, ma io più di 15 euro non ci voglio spendere.”
Cerco di spiegarle la situazione con calma.
“Signora, parliamo di circa otto ore di lavoro. Quaranta euro mi sembra davvero il minimo che possa chiederle.”
Lei, però, ha subito pronta una nuova argomentazione.
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