Lui ci pensa un attimo.

“Non può farmene un’altra?”

“Signore… sono le otto di sera. I pasticcieri sono già a casa.”

Silenzio.

Lui continua a guardare la torta come se fosse un problema personale creato apposta per lui.
Io continuo a guardare lui cercando di mantenere quella calma finta che sviluppi quando lavori a contatto col pubblico.

Parte la trattativa.

“Eh ma così è enorme.”

“È per 45 persone.”

“Ma noi siamo 24.”

“Ma lei ha ordinato per 45.”

“Eh ma adesso siamo 24.”

Dieci minuti così.

Dieci.

Minuti.

Io ormai ero arrivata al punto in cui inizi a pensare cose tipo: forse potrei fuggire all’estero e cambiare identità.

Alla fine, esasperata, apro il banco, prendo un coltello lungo da pasticceria, mi avvicino alla torta.

Lui mi guarda.

Io guardo lui.

Senza dire una parola, zac.