Da quel giorno la storia del “caffè mancante” diventò una specie di leggenda del mercato. I colleghi dei banchi vicini ci prendevano in giro:

“Avete finito anche lo zucchero invisibile?”
“Oggi offerte sui prodotti… immaginari?”

Una mattina arrivò persino il fruttivendolo con una cassetta vuota. La appoggiò davanti a me e disse: “Queste sono le mie mele migliori. Non si ammaccano mai.”

Io gli risposi: “Perfette, allora te le pago con soldi invisibili.”

Si fece una bella risata e se ne andò.

Passarono un paio di settimane e, quando ormai pensavamo che la faccenda fosse finita lì, la signora del dosa caffè tornò. Stavolta non urlava. Anzi, sembrava quasi imbarazzata.

Si avvicinò piano, guardando prima me e poi mio marito.

“Ehm… quel… dosa caffè…”

Io incrociai le braccia, ma senza cattiveria. “Sì?”

“Ho capito… cioè… mi ha spiegato mia nipote…”

Mio marito non resistette: “Che il caffè si compra a parte?”

La signora annuì, arrossendo leggermente. “Sì. Pensavo fosse già dentro. Sa… nella scatola…”

Ci fu un attimo di silenzio, poi scoppiammo tutti e tre a ridere. Anche lei, finalmente.

“Va bene,” dissi, “facciamo così. Oggi le faccio uno sconto su un pacco di caffè. Ma il cucchiaino dosatore lo ha già.”