Strano, mi dico. I treni possono fare molte cose, ma sparire nel nulla senza lasciare traccia non è tra le più comuni.

Le chiedo di vedere il biglietto.
E qui il mistero si risolve da solo, come nei gialli più semplici: il treno prenotato dalla signora era delle 15:00.
Lei è arrivata alle 17:00.

Glielo faccio notare con la massima delicatezza possibile, indicando l’orario come se fosse una scoperta sorprendente anche per me.

A quel punto la signora sbarra gli occhi, poi sbotta:

— “Ma tu mi stai dicendo che il treno parte anche se non ci sono tutti i passeggeri a bordo?”

Il tu al lavoratore, ovviamente, è d’obbligo.

Prosegue senza aspettare risposta:
— “Il capotreno, vedendo il mio posto vuoto, doveva avvertire e fermare il treno. Non è possibile che io sia rimasta qui. Non funziona così.”

Io annuisco lentamente, nel tentativo di spiegare al mio cervello che sì, questa conversazione sta accadendo davvero.

Lei incalza:
— “Voi non sapete chi sono io. Conosco personalmente la dirigenza.”

Il cagnolino, nel frattempo, fa capolino dalla borsa e mi guarda con la stessa espressione rassegnata che probabilmente avevo io.