Annuisco.
Dentro di me un piccolo perito immobiliare cade a terra, esausto.
Le spiego, con cautela, cosa è realistico e cosa appartiene più alla letteratura che al mercato.
Lei ascolta. Davvero.
Non interrompe. Non sospira. Non dice “su Internet avevo visto”.
Le faccio vedere alcune proposte.
Non si limita a dire sì o no.
Fa domande. Quelle giuste.
«È stato rifatto l’impianto elettrico o solo certificato?»
«Il cappotto termico è anche interno o solo facciata?»
«Il lastrico solare è condominiale o c’è uso esclusivo?»
«C’è una servitù di passaggio annotata?»
«Le spese straordinarie previste sono già deliberate o solo ventilate?»
A un certo punto mi spiega lei una differenza tra usufrutto e diritto di abitazione che avevo sempre dato per scontata.
Prende una penna.
Disegna.
Io annuisco, grato.
Dopo venti minuti ho smesso di cercare di venderle la casa e ho iniziato a prendere appunti.
Per me.
Per il futuro.
Per sopravvivere.
Alla fine sceglie un appartamento con giardino privato.
Luminosissimo.
Da ristrutturare, sì, ma solido.
Una di quelle case che non cercano di piacere: aspettano.
Tratta sul prezzo con fermezza e intelligenza.
Non alza la voce.
Non fa sceneggiate.
Dice solo: «Questo è quello che vale per me.»
E ha ragione.
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