Ottiene lo sconto.
Firma.
Ringrazia.
Sparisce.

Tre mesi dopo la rivedo per caso.
Non era un appuntamento.
Era una presentazione immobiliare.
Ma stavolta… dall’altra parte del tavolo.

Completa. Sicura. A suo agio.
Scopro che lavora anche lei in un’agenzia.
Reparto amministrativo.

La guardo meglio.
Tutto torna.

Le chiedo, curioso, quasi con ammirazione:

«Ma perché non l’ha comprata tramite la sua agenzia?»

Sorride.
Un sorriso piccolo, preciso, senza trionfo.

«Perché conosco troppo bene tutti i dettagli che non mettiamo nei cartelli.»

Poi aggiunge, con un cenno elegante, come se stesse chiudendo una pratica:

«Da noi avrei tirato troppo. Meglio che il venditore non mi conoscesse.»

E se ne va.

Resto lì.
Con la sensazione rara di aver fatto un affare pulito.
Non perché ci abbia guadagnato di più,
ma perché nessuno ha dovuto fingere.

Col sorriso di chi non solo ha trovato casa,
ma ha anche evitato un’intera trattativa con sé stessa.

Che, nel nostro mestiere,
è forse l’affare più difficile di tutti.