Il primo giorno dei saldi prepariamo tutto con attenzione: cartelli in vetrina, percentuali sulle etichette, separazione tra merce scontata e nuova collezione. In teoria, ogni informazione necessaria è visibile.
In teoria.
La prima cliente prende un capo e me lo mostra.
“Questo è in saldo?”
“Trova lo sconto indicato sul cartellino.”
Ne prende subito un altro dal reparto appena allestito.
“E questo?”
“Quello è della nuova collezione, signora. È scritto sull’etichetta.”
Pochi minuti dopo arriva la domanda destinata a ripetersi per tutta la giornata.
“Ma è tutto al 50%?”
“No, il cartello dice fino al 50%. Le percentuali cambiano in base all’articolo.”
La parola “fino” durante i saldi sembra diventare improvvisamente un concetto giuridico da interpretare. Alcuni clienti la considerano decorativa, altri la ignorano completamente e qualcuno è convinto che indichi lo sconto minimo.
Una signora trova un capo che le piace, ma la percentuale non la soddisfa.
“Se me lo mette da parte, torno a comprarlo quando aumentate lo sconto.”
“Non possiamo tenere da parte un articolo per un’eventuale riduzione futura.”
“Ma tanto adesso non lo compra nessuno.”
Evidentemente avrebbe dovuto restare invenduto, ma soltanto per lei.
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