Nel negozio di oggettistica arriva un ragazzino di circa 14 o 15 anni, molto timido e impacciato. Ha con sé un paio di cuffiette acquistate qualche tempo prima e lo scontrino, perché vorrebbe cambiarle.

Controllo il prodotto e gli spiego che il cambio si può fare, ma in quel momento lo stesso modello è terminato. Mi lascia il suo numero di telefono e gli prometto che lo chiamerò non appena arriveranno nuovi pezzi.

Nei giorni successivi torna diverse volte in negozio.

“Sono arrivate le cuffiette?”

“Non ancora. Appena arrivano ti telefono, ho conservato il numero.”

Lui annuisce, ma dopo qualche giorno si ripresenta per controllare di persona. La scena si ripete finché finalmente riceviamo la consegna.

Lo chiamo e il giorno dopo torna con le vecchie cuffie. Effettuo il cambio senza problemi, gli consegno il nuovo paio e ci salutiamo tranquillamente. Tutto regolare, liscio come l’olio.

Poco dopo, mentre sistemo la zona cartoleria, trovo un post-it scritto con il pennarello rosso. È stato lasciato bene in vista e dice:

“Se non mi cambiate le cuffiette faccio saltare il negozio.”

Alla fine della frase ci sono anche alcuni cuori, perché evidentemente la minaccia aveva bisogno di un tocco affettuoso.